CITAZIONE
E poi ho fatto in modo che leggessi un libro che tu consideri un apocrifo
Non sono io che considero siano apocrifi quei libri. Il Signore ha guidato gli ebrei fedeli a distinguere i libri ispirati o canonici da quelli che non lo erano. In Romani capitolo 3, verso 2 è scritto che "gli oracoli di Dio furono affidati a loro". E' vero che durante la storia d'Israele ci sono stati molti periodi d'apostasia, ma anche nelle situazioni peggiori, l'Eterno Iddio ha avuto sempre un rimanente che gli è rimasto ubbidiente. Leggi nelle Scritture ciò che successe durante il regno d'Acab e in particolare soffermiamoci su 1 Re 19,18. Al vero popolo d'Israele, Dio ha dato le sue rivelazioni veterotestamentarie come afferma anche Romani 9,4: "Essi sono Israeliti, Dio li ha scelti come figli e a essi ha manifestato la sua gloriosa presenza. Con loro, Dio ha concluso i suoi patti e a loro ha dato la legge, il culto e le promesse." Dio diede loro l'illuminazione e la forza necessaria per discernere e proteggere gli scritti sacri senza aggiungere ad essi nulla di non ispirato, rigettando i tanti apocrifi e attenendosi ai soli libri ispirati da Dio, fino a metterne insieme 39 i quali poi costituiscono il testo masoretico. In caso contrario l'Eterno non avrebbe mai affidato loro i suoi "oracoli", se avesse saputo che poi li avrebbero danneggiati, adulterati o amputati. Gesù stesso usò quei testi, e ne confermò il canone citando la triplice divisione del canone palestinese (v. Luca 24:44). Un'ulteriore prova della piena attendibilità dell'Antico Testamento è data da due importanti discorsi di autorevoli ebrei del 1° secolo: quella dello storico ebreo Giuseppe del primo secolo dopo Cristo, nella sua opera Contro Apione 1,8, e la testimonianza di Filone, vissuto al tempo degli apostoli, scritta in Eusebio, Preparazione Evangelica 6,6.
La maggior parte dei libri apocrifi dell'Antico Testamento, sono inseriti nella traduzione greca dell'Antico Testamento dei "Settanta". Tali apocrifi sono i seguenti:
1 e due Maccabei, Tobia, Giuditta, Baruc, Ecclesiastico o Siracide e Sapienza, più delle aggiunte apocrife a libri ispirati, come: aggiunte ad Ester, Lettera di Geremia, aggiunte a Daniele (preghiera d'Azaria, il cantico dei tre giovani, Susanna e i due giudici e Bel ed il drago).
La chiesa romana erroneamente annovera tali testi tra quelli ispirati, classificandoli fra i deuterocanonici ed inserendoli nel "suo" canone, contraddicendo non solo gli ebrei, ma anche il pensiero di molti "padri della chiesa" (cristiani autorevoli vissuti agli inizi del cristianesimo; tra essi: Gregorio Nazianzeno, Atanasio, Ilario di Poitiers, Cirillo di Gerusalemme, Gregorio Magno, che secondo la chiesa di Roma è stato papa, ecc). Tutti questi "padri" considerano i "deuterocanonici" non ispirati. In modo particolare, ha grande importanza l'opinione di Girolamo. Questi nel Prologus a Graziano afferma che bisogna accettare come scrittura ispirata solo i libri che formano il canone palestinese, ossia i 39 delle scritture ebraiche, senza i deuterocanonici, per non parlare anche di tutti gli altri apocrifi presenti nel testo dei Settanta. L'elenco potrebbe continuare.
CITAZIONE
Se rileggi tutto il tread è esattamente ciò che io penso, ossia non è mai esistito un popolo veramente idolatra, nel senso che pensa che la statua sia il suo dio
(a parte il popolo ebraico con la storia del vitello d'oro), ma sono esistiti popoli idolatri, nel senso che rendo culto ad un dio diverso da Yaweh.
Nel caso del vitello doro mica consideravano la statua un Dio....anzi si rivolgevano con nome Yahweh sapevano che era stato il Dio di Abramo a farli uscire dal Paese d'Egitto.
Aaronne (come del resto anche il popolo) aveva assistito di persona ai grandi prodigi e segni operati dal Dio Yahweh, ad esempio in Esodo 20:18-21, ecc., le piaghe d’Egitto, il passaggio del Mar Rosso con gli egiziani sommersi dall’acqua, e così via dicendo; egli era stato vicinissimo a Mosè (era il fratello) ed aveva avuto l’incarico di profeta di Dio (Esodo 7:1-7); egli (Aaronne) e il popolo sapevano bene che a farli uscire dal paese d’Egitto era stato il Dio di Mosè, il Dio di Abraamo, d’Isacco e di Giacobbe, loro padri (Esodo 3:13-18), perciò quando Aaronne pronuncia tali parole (Esodo 32:4-5), egli si rivolge proprio al Dio di Mosè, del quale aveva visto grandi segni e prodigi, ma Dio rifiuta tale culto anche se è nel suo nome. Esodo 32:8: “...O Israele questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto” (leggere tutto Esodo 32:1-10).
Deut 9:12: “...hanno ben presto lasciato la via che io avevo loro ordinato di seguire; si sono fatti un immagine di metallo fuso”; c.9:16-21.
Notare come il popolo sapesse bene quale dio avesse fatto uscire Israele dall’Egitto, ovvero il Dio di Mosè: Esodo 14:31 (leggere anche tutto il c.15). Aaronne costruì un altare davanti al vitello d’oro ed esclamò: “...Domani sarà festa in onore del SIGNORE” Esodo 32:5 (la parola: “SIGNORE”, qui con carattere maiuscoletto, nella versione Nuova Riveduta [società biblica di Ginevra], indica, appunto, il termine “Yahweh”, nome del Dio di Mosè).
È alquanto chiaro che Aaronne si riferiva al Dio di Abraamo e di Mosè, perché lo chiama con il nome “Yahweh”, e anche per via dei segni che egli aveva visto e che non avrebbero potuto portarlo di colpo a credere in un altro dio salvatore del suo popolo, all’infuori del Dio Yahweh. Egli stesso assieme a Mosè aveva operato prodigi nel nome del Signore: Esodo 7:9-10; c.7:19-21; c.8:5-7; c.8:16; ecc..
Mosè e i figli d’Israele, dopo aver visto le piaghe di Dio colpire l’Egitto e la potenza del Dio Yahweh scatenarsi sugli egiziani, che li fece affogare nel Mar Rosso (Esodo c.14), cantarono un cantico al Signore Yahweh: Esodo c.15. Quindi, gli israeliti ed Aaronne quando invocarono il nome di Yahweh, servendosi del vitello d’oro, non facevano altro (oltre all’assoluta evidenza del nome che diedero al vitello: “Yahweh”) che invocare il Dio dei loro padri, Abraamo, Isacco e Giacobbe. Ma a Dio ciò non piacque per niente, perché lo si invocò attraverso l’imperfezione di un’immagine, di un idolo, di un qualcosa di metallo fuso, indipendentemente dall’immagine in se stessa, infatti era l’azione del rivolgersi a Lui tramite un idolo, una scultura, che non piacque a Dio.
È inverosimile che dopo tanti segni e miracoli operati dal Dio Yahweh, Aaronne, soprattutto, ma anche il popolo, potessero credere e invocare un altro dio, fuori del Dio Yahweh; infatti lo chiamarono appunto Yahweh. Dio come parlò a Mosè, in alcune occasioni aveva parlato direttamente anche ad Aaronne: Esodo 4:27; c.7:8-10; c.9:8; c.12:1-3, c.12:43; ecc..
CITAZIONE
Ora ti chiedo, usando le tue stesse parole, è lecito secondo te, considerare una statua, una icona, ecc. "un punto di riferimento per guarire per fede in Dio"?
I teologi cattolici portano spesso l’esempio del serpente di rame fatto da Mosè (Numeri 21:4-9) per giustificare il culto cattolico delle immagini e sculture. Il Signore, irato, aveva mandato un gran numero di serpenti velenosi tra il popolo d’Israele e un gran numero d’israeliti morirono. Allora, chiesero a Mosè di intercedere presso Dio per loro ed egli lo fece; il Signore gli rispose, che tutti coloro che venivano morsi da serpenti velenosi, dovevano guardare un serpente di rame, che Mosè doveva forgiare e porre sopra un’asta; chi lo avrebbe guardato sarebbe rimasto in vita (questo implicava un atto di fede: Giov. 3:14-15). Vediamo, poi, come in 2 Re 18:1-7, secoli più tardi, il re Ezechia, uomo giusto e timorato di Dio fece a pezzi il serpente di rame, che Mosè aveva fatto nel deserto e che gli israeliti avevano conservato sino ad allora. Il motivo fu che gli israeliti da tempo avevano iniziato ad offrire incenso davanti a quel pezzo di rame (2 Re 18:4).
Il re Ezechia, così, pose fine a questa idolatria; il messaggio ancora una volta è che le immagini, le statue non sono in sé in abominio a Dio. Fino a quando il serpente di rame rimase solo un punto di riferimento per guarire per fede in Dio dal veleno dei serpenti velenosi, questo non fu abominevole ma solo, però, fino al momento che non divenne oggetto di culto. Fare un culto agli angeli, ai santi morti e peggio ancora farlo, attraverso loro immagini e sculture, è in abominio a Dio; questa è idolatria a tutti gli effetti. Gli israeliti avrebbero potuto (come taluni probabilmente fecero) prostrarsi ad offrire incenso davanti a quel pezzo di rame, invocando solo il Signore, e solo in suo onore; ma ciò era ed è, comunque, idolatria e come tale il re Ezechia (uomo giusto) fece a pezzi quello che per il suo popolo era diventato una pietra d’inciampo. Ricordiamoci che non è l’immagine in se stessa che è in abominio a Dio, ma essa lo è quando diventa oggetto di culto, d’adorazione o venerazione. Che sia per Dio, o per i santi, o per gli angeli, questo non cambia niente.
Salomone decorò il tempio di Gerusalemme con sculture di cherubini, ma solo come rappresentazioni, non fini a se stesse, ma semplicemente come arte intesa a rivelare la bellezza della Potenza di Dio e del suo tempio. Infatti, gli ebrei non adoravano Dio attraverso una scultura o un’ immagine (e neanche oggi lo fanno) e tanto meno si sarebbero sognati di venerare gli angeli o i morti, addirittura attraverso delle loro sculture. (Eccetto i casi e i momenti turbolenti del popolo ebreo del passato, in cui venne, proprio per la colpa di idolatria, punito da Dio svariate volte nel corso della sua storia).
In pratica, se era illecito adorare Dio, per mezzo di un’immagine, tanto più lo era ed è, adorare e venerare le creature (che non sono Dio) attraverso loro rappresentazioni o sculture; inoltre è assolutamente vietato invocare, in qualsiasi modo, qualsiasi creatura, che si tratti di santi morti o angeli. Oggi nella Chiesa Cattolica vi sono numerosissimi intercessori tra Dio e l’uomo: la Madonna, i santi di epoche passate e presenti e gli angeli. Spessissimo si tende a divinizzarli come accade soprattutto nei riguardi della Madonna. Noi sappiamo, invece, che c’è un solo intercessore fra Dio e gli uomini, l’uomo-Dio Cristo Gesù che è morto per i nostri peccati e ci ha liberato dall’eterna infamia (1 Timoteo 2:5-7), ed è solo nel suo nome e per mezzo di Lui solo, che possiamo avere la salvezza (Atti 4:12). Gesù dice, inoltre, di rendere ogni forma di culto solo a Dio: Luca 4:8; Matt.4:10.